VERSION ITALIANA
EL DIABLO
Introduzione
Il 18 luglio 1992 Claudio Chiappucci vince a Sestriere una tappa del Tour de France entrata nella memoria del ciclismo. Con la maglia a pois sulle spalle, « El Diablo » dà quel giorno una nuova dimensione alla sua vocazione per l’attacco. Secondo al Tour nel 1990 e nel 1992, vincitore della Milano-Sanremo nel 1991, l’italiano ha segnato un’epoca di duelli con Greg LeMond, Miguel Indurain e Gianni Bugno. Per JLPDécryptage torna per iscritto sulla paura di essere ripreso, sulle scelte tattiche e sulle rivalità che hanno plasmato la sua carriera. Racconta anche il suo rapporto odierno con la bicicletta, i cambiamenti del gruppo e l’impronta che vorrebbe lasciare oltre i podi.
LA CARRIERA
01/ 08
JLPDécryptage
Nel 1992 aveva effettuato una ricognizione della tappa di Sestriere diversi mesi prima, quando questo tipo di preparazione era ancora poco comune. Eppure, in seguito, ha raccontato che la fuga nacque quasi per caso. In quale momento capì che quella giornata poteva diventare molto più di un semplice attacco?

Claudio Chiappucci
Avevo preparato la tappa perché volevo vincerla, ma non potevo immaginare che avrei fatto un’impresa che sarebbe diventata storia... Ero molto teso alla partenza... Aspettavo da mesi quel giorno, l’adrenalina era a mille... Non volevo che la gara mi sfuggisse di mano... Nel momento che ho staccato Virenque sull’Iseran sono rimasto solo... Lì ho deciso quella tappa... Poi la paura di essere ripreso a Sestriere... L’ultimo km per me è stata l’apoteosi in mezzo a tanta folla...
02/ 08
JLPDécryptage
Di fronte a Miguel Indurain, di cui conosceva la superiorità nelle prove a cronometro, aveva capito che aspettare gli ultimi chilometri non sarebbe bastato. Quando si affronta un corridore così difficile da battere, come si decide il momento in cui bisogna smettere di calcolare e accettare il rischio di perdere tutto?

Claudio Chiappucci
Per sfidare Indurain ho dovuto reinventarmi come corridore... Avevo capito che, se volevo metterlo in difficoltà, dovevo isolarlo anche dalla sua squadra... Il momento dipendeva dalle situazioni di corsa... Anche da lontano, come a Sestriere. Non mi bastava solo il risultato... Volevo la classifica.
03/ 08
JLPDécryptage
Nel 1990 arrivò al Tour de France senza essere considerato uno dei grandi favoriti e si ritrovò a difendere la maglia gialla contro Greg LeMond fino agli ultimi giorni. Quella situazione le fece scoprire qualcosa di sé che, fino ad allora, non aveva ancora conosciuto nel ruolo di gregario?

Claudio Chiappucci
Sì, sono andato in quel Tour per capire se potevo puntare ai grandi giri, anche perché avevo avuto buone sensazioni al Giro d’Italia e chiesi alla squadra di darmi questa opportunità... Il problema è che in quel Tour non pensavo di avere la maglia gialla... Il mio team ed io non eravamo pronti.
04/ 08
JLPDécryptage
Ha spesso raccontato la sua incomprensione per il ruolo giocato da Gianni Bugno nell’inseguimento alle sue spalle verso Sestriere. Oggi avete ritrovato un rapporto, senza aver davvero riparlato di quella giornata. Con il senno di poi, quella storia racconta anche qualcosa della rivalità tra i grandi campioni italiani della vostra generazione?

Claudio Chiappucci
Certamente, in quel giorno se Gianni avesse lottato contro Indurain, senza collaborare, sarebbero cambiate tante cose... Giustamente lui era in un altro team e faceva la sua corsa e in quel periodo la rivalità era forte... Insieme Indurain non avrebbe vinto molto.
CLAUDIO CHIAPPUCCI OGGI
05/ 08
JLPDécryptage
Nel suo libro pubblicato nel 2025 scrive che oggi non esce più in bicicletta per cercare la prestazione, ma per sentirsi libero. Dopo tanti anni in cui la sua vita è stata misurata in risultati, che cosa cambia questa libertà nel suo rapporto con la bicicletta?

Claudio Chiappucci
Prima era l’obbligo di cercare di fare risultati... Era il mio lavoro e volevo dare il meglio di me stesso... Poi è diventato il momento di continuare con la passione dello sport... Il benessere e condividere momenti di esperienze con i tanti tifosi.
06/ 08
JLPDécryptage
Oggi interviene con dirigenti d’azienda sui temi della leadership e partecipa anche alla formazione di giovani ciclisti. Che cosa le ha realmente insegnato una carriera come la sua sulla leadership che non si può imparare in un libro o in una scuola di management?

Claudio Chiappucci
Per arrivare dove sono arrivato bisogna lottare, mai mollare perché non sempre le cose vanno bene. Non mi sono mai posto dei limiti. Tutto ciò che faccio è per una passione frenetica per evolvermi... Essere leader è importante, anche sapere fare gruppo.
07/ 08
JLPDécryptage
Recentemente ha spiegato di essere impressionato dalla capacità di Tadej Pogačar di dominare senza mostrare molti segni di sofferenza. Al di là di Pogačar stesso, le prestazioni di oggi hanno cambiato il suo modo di osservare e comprendere il ciclismo di alto livello?

Claudio Chiappucci
Sono consapevole che la tecnologia abbia cambiato il mondo del ciclismo e non solo... Arrivo da un’epoca dove io ero tutto, da atleta a manager, alle pubbliche relazioni... L’istinto... Tutto questo è perso. Oggi si bruciano le tappe... Carriere più brevi e intense.
08/ 08
JLPDécryptage
Continua a pedalare, a partecipare a eventi, a intervenire nei media e a trasmettere la sua esperienza. Dopo aver cercato per tanti anni di lasciare un segno nelle corse, quale traccia vorrebbe lasciare oggi Claudio Chiappucci, al di fuori delle classifiche?

Claudio Chiappucci
Ho sempre curato molto il rapporto con i tifosi... La gente... si sono innamorati del mio ciclismo, del mio modo di interpretarlo... Aspettavano il mio scatto... il mio attacco... e io in corsa sentivo questo... Come dico sempre: non contano i passi che fai ma le impronte che lasci... E le mie gesta hanno insegnato a non mollare mai, anche quando sembra impossibile.
CHI È CLAUDIO CHIAPPUCCI
Nato il 28 febbraio 1963 a Uboldo, in Lombardia, Claudio Chiappucci è un ex ciclista professionista italiano conosciuto come « El Diablo ». Il suo temperamento offensivo e gli attacchi da lontano lo hanno reso uno dei protagonisti del ciclismo degli anni Novanta.
Si rivela al grande pubblico al Tour de France 1990: otto giorni in maglia gialla e, infine, il secondo posto alle spalle di Greg LeMond. Sale ancora sul podio del Tour nel 1991 (3°) e nel 1992 (2°). Il suo bilancio alla Grande Boucle comprende tre vittorie di tappa — Val Louron (1991), Sestriere (1992) e Pau (1993) — e due maglie a pois della classifica degli scalatori (1991 e 1992). La lunga fuga vittoriosa verso Sestriere, il 18 luglio 1992, resta l’immagine simbolo della sua audacia.
Al Giro d’Italia si classifica secondo nel 1991 e nel 1992, poi terzo nel 1993. Vince inoltre la classifica a punti del Giro nel 1991 e quella degli scalatori nel 1990, 1992 e 1993. Tra le sue affermazioni più importanti figurano la Milano-Sanremo (1991), il Giro dei Paesi Baschi (1991), la Clásica di San Sebastián (1993), il Giro di Catalogna (1994) e tre Japan Cup consecutive (1993-1995). Nel 1994 conquista la medaglia d’argento ai Mondiali su strada.
Nel 2025 pubblica con Federico Vergari « Claudio Chiappucci. I luoghi del Diablo » (DFG Lab), un racconto della sua vita e dei luoghi che ne hanno segnato il percorso. Continua a condividere la propria esperienza del ciclismo, come spiega in questa grande intervista.
